Newsletter n.10 - Intervista
Intervista al prof. Rudy Rossetto, Istituto di Scienze della Vita – Scuola Superiore Sant’Anna, progetti: Horizon 2020 “Freewat – Strumenti software gratuiti e open source per la gestione della risorsa idrica” e LIFE REWAT “Sustainable WATer management in the lower Cornia valley through demand REduction, aquifer Recharge and river Restoration”.
1. Con il progetto Horizon2020 FREEWAT è stato sviluppato un software di simulazione gratuito, open source e integrato in QGIS per la pianificazione e la gestione delle risorse idriche, ora accessibile anche dalle pubbliche amministrazioni. Da quali esigenze è nata l’idea di questo progetto e quali sono le azioni più innovative che sono state realizzate?
La gestione sostenibile, il deterioramento della qualità e l'uso congiunto di acque sotterranee e superficiali sono temi di rilevante attualità per lo sviluppo socio-economico ed il mantenimento degli ecosistemi. In conformità a quanto previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque, sono disponibili notevoli quantità di dati, anche acquisiti ad alta frequenza, sullo stato quantitativo e qualitativo dei corpi idrici. Al momento della scrittura della proposta FREEWAT, ci siamo resi conto che ancora non esisteva uno strumento unico per l’archiviazione e l’analisi di questi dati che consentisse simulazioni geo referenziate, tali da massimizzare l’utilizzo delle informazioni insite nei dati derivanti dal monitoraggio.
In questo contesto, la novità di H2020 FREEWAT (www.freewat.eu) consiste nell’integrazione, in un unico ambiente (QGIS, software GIS libero), di diversi codici per la simulazione di processi (tra cui il flusso di acque sotterranee e l’interazione con corpi idrici superficiali, il trasporto di sostanze contaminanti, etc.). Probabilmente, l’azione più innovativa condotta è stata quella di formare su larga scala, in un anno e mezzo, circa 1200 persone all’uso di questi strumenti, avanzando il know-how, in termini di gestione della risorsa idrica e di capacità digitali, dei circa 400 tra enti e società private che vi hanno partecipato.
2. Quali azioni di FREEWAT possono essere replicate in contesti territoriali diversi da quelli in cui è stato realizzato il progetto e quali potrebbero essere indicativamente i costi?
La piattaforma FREEWAT è attualmente utilizzata nel mondo, sia in attività di ricerca che di consulenza, da parte di società private del settore della ingegneria geo-ambientale. La “portabilità” dei modelli prodotti in FREEWAT, e quindi la possibilità di passare con un singolo file una notevole mole di informazioni relative ad un corpo idrico, è uno degli elementi di forza di questa applicazione rispetto a piattaforme commerciali standard. A titolo di esempio, con FREEWAT un ente di controllo può richiedere l’esecuzione di un modello per verificare gli impatti di un’opera sulle acque sotterranee, ed invece di avere come risultato esclusivamente un report in file .pdf può ottenere anche i file con cui sono state svolte le analisi e verificarne la correttezza in caso di situazioni poco chiare. Oltre che sulla base delle risultanze del progetto, gli utilizzi in corso ci dicono che i costi relativi all’applicazione di FREEWAT possono variare da poche decine di migliaia di euro per la descrizione di sistemi semplici alle centinaia di migliaia di euro in contesti idrologici complessi.
3. Quali sono, secondo la sua esperienza, gli strumenti di finanziamento - oltre il Programma HORIZON - che potrebbero contribuire alla gestione sostenibile delle acque e a valorizzare l’opportunità di utilizzare i servizi ICT?
L’acqua è un elemento centrale nel contesto dei processi di innovazione che coinvolgono la società. All’acqua in Europa è dedicato, in via esclusiva, uno dei partenariati europei per l’innovazione (www.eip-water.eu). Inoltre, è attivo il cluster ICT4WATER (www.ict4water.eu) che raggruppa i progetti EU rilevanti relativamente alle applicazioni di Information and Communication Technologies. Va sottolineata l’importanza del Programma europeo LIFE che, dalla sua istituzione, finanzia progetti prototipali o dimostrativi per sostenere la gestione sostenibile delle acque e la specificità del programma PRIMA che mira a supportare la diffusione di buone pratiche con riferimento all’utilizzo dell’acqua negli ambienti rurali. Mancano invece misure di sostegno a favore della capitalizzazione dei risultati dei progetti di ricerca e/o dimostrativi di particolare successo e che permettano loro di realizzare prodotti capaci di imporsi a livello globale, come invece succede negli USA.
4. Secondo la sua esperienza, come è possibile favorire un processo virtuoso di sensibilizzazione sui rischi ambientali e climatici che porti nella direzione di un vero e proprio cambiamento culturale non solo nell’ambito delle pubbliche amministrazioni ma anche nella società civile?
Per favorire la sensibilizzazione della società civile, e più in generale della popolazione, sono necessarie azioni di coinvolgimento attivo. In questo senso FREEWAT ha testato, in 14 casi di studio, l’adeguatezza di alcune misure previste dai Piani di Gestione delle Acque per il raggiungimento del buono stato di qualità e quantità dei corpi idrici attraverso l’approccio partecipato. L’alta adesione, che testimonia il desiderio di essere partecipi alla soluzione delle problematiche ambientali, ha consentito di dimostrare che il coinvolgimento attivo della società civile non solo può aiutare a prendere decisioni condivise, ma contribuisce a creare conoscenza sul valore dell’acqua. Accrescere la sensibilità della società civile alla necessità di mitigazione dei cambiamenti climatici, come pure degli impatti e delle azioni di adattamento, è uno degli obiettivi del nascente Center for Climate Change studies and Sustainable Actions, promosso da Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore di Pisa e IUSS Pavia, e diretto dal Prof. Roberto Buizza.
5. Il progetto LIFE REWAT, sollecitato dai territori e dalla volontà di salvaguardare la risorsa idrica, rappresenta un esempio virtuoso di partecipazione. Quali sono i primi risultati che avete già raggiunto?
Ad oggi, sono stati realizzati e messi in opera gli interventi dimostrativi innovativi di ricarica delle falde, riqualificazione fluviale, riuso dei reflui trattati per l’irrigazione, irrigazione di precisione e ricerca perdite nelle reti di distribuzione idropotabile. Questi interventi fanno si che la Val di Cornia possa essere considerata un laboratorio di innovazione e ricerca a livello del bacino Mediterraneo. Il valore del progetto LIFE REWAT (www.liferewat.eu) è comunque dato dalla partecipazione attiva della popolazione locale che, a partire dalle amministrazioni che hanno cofinanziato il progetto, ha portato alla stesura del Contratto di fiume, uno strumento che delineala strategia condivisa di lungo periodo per la gestione sostenibile e integrata e resiliente dell’acqua. A valle della firma di una prima lettera di intenti/adesione al percorso di partecipazione da parte di una numerosa serie di enti pubblici, associazioni di categoria e per la difesa dell’ambiente, il percorso di partecipazione ha avuto inizio e le attività sono in corso attraverso visite di campo, momenti di formazione/condivisione ed esercizi di citizen science.
6. Condividere buone pratiche significa creare nuove opportunità utilizzando metodi, tecniche e modelli già sperimentati con successo, secondo lei in che modo si potrebbe valorizzare il patrimonio di buone pratiche ambientali e climatiche esistenti in Italia?
Se guardassimo alla mole di ricerca effettuata per produrre buone pratiche ambientali/climatiche, saremmo stupiti dalla quantità di risultati di ottima qualità disponibili. Purtroppo, la loro diffusione a livello nazionale, a mio parere, è spesso limitata da una scarsa capacità del mondo della ricerca di trasferire questi risultati, dall’altra dalla scarsa attenzione che decisori e politica dedicano a questi prodotti, soprattutto quando ancora non sono consolidati sul mercato. Sono quindi necessarie specifiche attività di disseminazione e dimostrazione, di rilevanza almeno regionale, in cui questi risultati siano dimostrati “dal vivo” ad audience ben selezionati (imprenditori, tecnici, funzionari, decisori ed anche politici) come pure strumenti di comunicazione digitale – a partire, come forma base – da cataloghi web user-oriented. In questo senso, la Piattaforma delle Conoscenze è un ottimo strumento per la condivisione di buone pratiche per l’ambiente ed il clima.