Newsletter n.10 - Intervista 2
Intervista al dott. Andrea Cutini, CREA-Centro di Ricerca Foreste e Legno (Progetto LIFE FutureForCoppiceS “Gestione sostenibile dei boschi cedui nel Sud Europa: indicazioni per il futuro dall’eredità di prove sperimentali” - LIFE14 ENV/IT/000514)
1. Il progetto FutureForCoppiceS ha l’obiettivo di migliorare la conoscenza per lo sviluppo di una gestione forestale sostenibile del ceduo nell’Europa meridionale. Da quali esigenze è nata l’idea di questo progetto e quali sono le azioni più innovative che sono state realizzate?
I boschi cedui - boschi la cui coltivazione si basa sulla capacità, tipica delle latifoglie, di produrre nuovi fusti (polloni) dalla ceppaia appena tagliata – pur rappresentando oltre il 10% delle foreste europee sono scarsamente considerati nell’ambito delle Gestione Forestale Sostenibile (GFS); potremmo dire che vengono considerati boschi di “serie b”. Il progetto FutureForCoppiceS ha applicato a questo tipo di boschi 38 Indicatori di GFS, di cui 26 innovativi in quanto appositamente ideati per i boschi cedui, proprio per valutarne la sostenibilità attraverso questa forma di gestione.
2. Quali attività di FutureForCoppiceS possono essere replicate in contesti territoriali diversi da quelli in cui è stato realizzato il progetto e quali potrebbero essere indicativamente i costi?
FutureForCoppiceS ha testato indicatori di GFS applicabili a tutti i boschi cedui, che sono particolarmente diffusi nell’Europa meridionale e nel bacino del Mediterraneo dove si stima che coprano oltre 23 milioni di ettari. I costi relativi ai 26 Indicatori di GFS che sono risultati più performanti sono, salvo qualche caso, contenuti.
3. Quali sono, secondo la sua esperienza, gli strumenti di finanziamento - oltre il Programma LIFE - che potrebbero contribuire alla gestione sostenibile delle foreste e a valorizzare la multifunzionalità dei servizi forestali?
Tra quelli più importanti, citerei i Programmi di Sviluppo Rurale, rispetto ai quali auspico che si rafforzi sempre più l’attenzione alla GFS del patrimonio forestale . Tuttavia, ciò non può bastare: da tempo le foreste e la loro gestione non sono più appannaggio esclusivo delle politiche agricole, ma anche di quelle ambientali.
4. Condividere buone pratiche significa creare nuove opportunità utilizzando metodi, tecniche e modelli già sperimentati con successo, secondo lei in che modo si potrebbe valorizzare il patrimonio di buone pratiche ambientali e climatiche esistenti in Italia?
A tal fine, sono di grande aiuto le nuove opportunità fornite dalla rete e dagli strumenti informatici. Banche dati, repository di buone pratiche e iniziative come la Piattaforma delle Conoscenze, possono valorizzare il patrimonio di esperienze positive presenti nel nostro Paese con approcci multidisciplinari.
5. Come emerso anche nel corso del workshop “Politiche di sviluppo rurale e programma LIFE - Scambio di esperienze e trasferimento di buone pratiche e soluzioni innovative per la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima”, il dialogo tra il settore ambientale e quello dello sviluppo rurale è più che mai necessario, come si colloca secondo lei il settore foreste in questo confronto? E quali potrebbero essere delle azioni da mettere in campo per favorire lo scambio di conoscenze e buone pratiche?
Le Foreste, settore legato da una parte al mondo agricolo/rurale e dall’altro a quello ambientale, possono essere il traino di questo dialogo, peraltro, già in atto. Ciò è stato dimostrato dallo stesso workshop, il cui follow up potrebbe essere una conferenza (o stati generali) su foreste, sviluppo rurale e ambiente dalla quale far discendere alcune priorità o proposte strategiche in vista della nuova e ormai imminente programmazione dello Sviluppo Rurale.