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Newsletter n.15 - Intervista

Intervista alla Dott.ssa Luciana Carotenuto, Regione Lazio - Direzione Capitale naturale, parchi e aree protette, Area Tutela e valorizzazione dei paesaggi naturali e della geodiversità

 

 

1. In riferimento al Seminario pluriregionale “Buone pratiche per le Regioni Molise, Abruzzo, Lazio e Umbria”, del 12 giugno 2019, e alla successiva partecipazione, sua e dei suoi colleghi, alle visite in campo dei progetti GESTIRE e GESTIRE 2020, LIFE: T.E.N., LIFE RI.CO.PR.I., quali sono secondo lei le opportunità offerte dalla Linea di Intervento LQS del Progetto Mettiamoci in Riga per le amministrazioni regionali?

La prima e più grande opportunità è quella di “imparare”. Imparare, inteso come processo di acquisizione di conoscenze, processo purtroppo ormai fuori moda nella pubblica amministrazione italiana… ma non nel caso di Mettiamoci in Riga! Ogni giorno mi sento impreparata ad affrontare le nuove sfide della conservazione della biodiversità, quindi poter imparare da altri come affrontarle, grazie alla loro esperienza, è per me un importantissimo arricchimento. Le nuove conoscenze sono la sorgente di nuove idee ed è con le nuove idee che si trovano nuove soluzioni a problemi sia annosi sia recenti di conservazione degli ecosistemi. Per esempio, nel progetto LIFE Gestire 2020 l’azione dei facilitatori (http://www.naturachevale.it/news/life-gestire-2020-attivato-nuovo-servizio-di-facilitazione-e-progettazione-per-la-biodiversita-in-lombardia/) e il portale dei finanziamenti (http://www.finanziamenti-naturachevale.it/) sono stati per me illuminanti per capire come aiutare soggetti pubblici e privati a individuare i fondi europei giusti per finanziare azioni a favore della biodiversità.

C’è poi un’altra opportunità offerta dalla Linea LQS ‘Piattaforma delle Conoscenze’ del progetto Mettiamoci in Riga: le relazioni interpersonali. Aver costruito una relazione di stima e di fiducia con i tecnici della Regione Lombardia e della Città Metropolitana di Roma impegnati nei rispettivi progetti LIFE mi permetterà di chiedere loro consigli su cosa fare dinanzi a ostacoli apparentemente insormontabili.

 

2. Secondo lei, in vista della programmazione 2021-2027, quanto può essere importante attingere da soluzioni, metodi, approcci già testati in Italia con successo, relativi alle principali tematiche climatico-ambientali, come quelli presenti sulla Piattaforma delle Conoscenze, per definire gli interventi da finanziare con i nuovi Programmi Operativi (di cui ai fondi FESR, FSE, FEASR)?

Sarà importantissimo attingere dalla Piattaforma delle Conoscenze sia perché i risultati di progetti precedenti, frutto di investimenti economici della collettività, non devono finire “nascosti nei cassetti”perdendo così il loro valore didattico, sia perché – come dicevo prima – spesso qualcun altro, prima di noi, ha affrontato problemi analoghi ai nostri, quindi perché non capitalizzare la sua esperienza?

Un aspetto è secondo me molto importante: selezionare le linee di intervento dei nuovi programmi di finanziamento non solo guardando ai casi di successo ma anche a quelli che non hanno avuto successo; in un certo senso, questi ultimi sono più importanti dei primi perché permettono di evitare errori decisionali, organizzativi e procedurali.

 

3. Come si può valorizzare l'enorme patrimonio delle buone pratiche italiane in Europa e attraverso quali strumenti?

La Piattaforma delle Conoscenze, utilissimo strumento per conoscere alcuni progetti finanziati dalla UE, ha, secondo me, un limite: non è una banca dati interrogabile. Per essere usata al pieno delle sue potenzialità, la piattaforma dovrebbe adottare la struttura di un geodatabase interrogabile per tema, per regione amministrativa ma anche per specie, per tipo di habitat, per regione biogeografica, per area in cui sono stati realizzati i progetti, ecc. A livello europeo la soluzione, , per fare questo balzo in avanti e rendere le informazioni maggiormente accessibili secondo me esiste già. Vi sono infatti grandi banche dati per Natura 2000, da un lato, e per i progetti LIFE, dall’altro, ospitate rispettivamente nel portale Eunis e nel portale EASME, che potrebbero essere usate come “ponte” per la Piattaforma delle Conoscenze.

Eunis (https://eunis.eea.europa.eu/about) è lo European Nature Information System, il geodatabase della European Environment Agency che contiene tutti i dati europei su Natura 2000 a livello di specie, tipi di habitat e siti.

EASME è l’agenzia della Commissione Europea che gestisce il database del programma Life (http://ec.europa.eu/environment/life/project/Projects/index.cfm) e il suo riferimento cartografico (https://life.easme-web.eu/#); il database è facilmente interrogabile attraverso una moltitudine di filtri. Lo uso spessissimo per sapere chi ha fatto cosa e dove; per esempio, mi interessa sapere come sono state eradicate le specie aliene invasive negli habitat costieri mediterranei: con una facile ricerca per stato e per tema ottengo l’elenco di tutti i progetti LIFE che rispondono ai criteri richiesti e per ciascuno di essi si ha la scheda riassuntiva in cui sono riportate le principali informazioni del progetto.

Sarebbe molto utile lavorare con la European Environment Agency e l’EASME per collegare tutti i contenuti della Piattaforma delle Conoscenze, che sono più ricchi di quelli della banca dati europea, sia al geodatabase Eunis sia al database LIFE e renderli disponibili in italiano, in inglese e in almeno altre tre lingue europee.

In questo modo il Ministero dell’Ambiente non dovrebbe costruire ex novo un proprio geodatabase, duplicando banche dati già esistenti; al contrario userebbe quelle della EU che sono consultate quotidianamente da milioni di utenti, linkando da lì le informazioni della Piattaforma delle Conoscenze, rese disponibili in più lingue.

 

4. Ha qualche esempio di successo, in campo climatico-ambientale, che la Regione Lazio vuole condividere con le altre amministrazioni regionali?

Per la Regione Lazio mi occupo di conservazione della biodiversità, quindi non conosco nel dettaglio le attività svolte dall’amministrazione in altri settori della tutela dell’ambiente (per esempio la gestione dei rifiuti, il contrasto all’inquinamento atmosferico e così via) e della lotta al cambiamento climatico.

Nel mio campo, un punto di forza della nostra policy degli ultimi anni è stata la rete regionale di monitoraggio di specie o di gruppi di specie di interesse conservazionistico. Già nel 2007 la Regione Lazio emanava una Delibera di Giunta Regionale (la n. 497 del 3 luglio 2007) che organizzava un sistema standard per il monitoraggio in tutto il territorio regionale dello stato di conservazione delle specie di interesse comunitario della Direttiva Habitat e dell’allegato I della Direttiva Uccelli. La Delibera struttura la rete in un centro unico di coordinamento, il cosiddetto “focal point”, alcuni centri tematici e delle stazioni di monitoraggio permanente (poli e laboratori) che operano nelle aree protette e a cui afferiscono referenti zonali e rilevatori.

Il ciclo operativo alla base del monitoraggio è focal point ⇒ referenti ⇒ rilevatori ⇒ referenti ⇒ focal point. Tutte le attività (coordinamento, definizione dei protocolli operativi, raccolta e validazione dei dati di campo, archiviazione digitale dei dati e loro restituzione nella forma di open data) fanno parte dell’attività ordinaria e dei compiti di istituto delle aree protette regionali e della Direzione Capitale naturale, parchi e aree protette (che ha assorbito l’Agenzia Regionale dei Parchi, che è stata focal point fino ad alcuni anni fa) e sono svolte dal personale delle aree protette regionali e della Direzione.

In alcuni casi alcuni validissimi ricercatori e professionisti collaborano gratuitamente alla rete regionale di monitoraggio e mi permetto di approfittare di questo spazio per ringraziarli.

Fino ad oggi abbiamo istituito cinque sotto-reti specie-specifiche (coturnice, moscardino, orso marsicano, testuggine palustre europea, Caretta caretta) e due per gruppi di specie (rapaci rupicoli quali aquila reale, lanario, falco pellegrino; tutti i chirotteri). Ogni sotto-rete, all’atto della sua istituzione ufficiale, si dota di una strategia di campionamento a scala regionale e di un protocollo standard di raccolta dei dati.

Le sotto-reti hanno permesso di acquisire nuove conoscenze che, in alcuni casi, sono diventate la base di azioni concrete di conservazione, come nel caso dell’orso bruno marsicano: molti atti normativi regionali per la sua tutela poggiano proprio sui dati raccolti e validati dalla rete.

In termini di replicazione della nostra rete di monitoraggio merita rilievo la costituzione della rete Abruzzo – Molise per l’orso marsicano, istituita due anni fa sulla base della nostra; i due sistemi, che oggi hanno una struttura organizzativa e protocolli operativi molto simili, permetteranno di arrivare a breve a un’unica rete interregionale.

La nostra rete ovviamente è ampiamente migliorabile per molti aspetti oggi critici (primo fra tutti la complessità del coordinamento); spero quindi che altre regioni la prendano come modello migliorandola il più possibile e poi condividendo con noi le nuove strategie messe a punto.