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Newsletter n.2 - L'intervista

Il GPP spinge il cambiamento. Intervista a Silvano Falocco.
 

Il ruolo di primo piano che gli “acquisti verdi” di servizi e forniture della Pubblica Amministrazione possono rivestire, in termini di sostenibilità e protezione ambientale, è stato il cuore pulsante di GPP Infonet progetto realizzato nell’ambito del programma europeo LIFE a partire dal 2007. Ne parliamo con Silvano Falocco, che è stato project manager del progetto di cui era beneficiario coordinatore la Provincia di Cremona. L’iniziativa ha raccolto la sfida sul Green Pubblic Procurement (GPP) lanciata dalla Commissione europea nella fine degli anni ’90, declinandola in interventi finalizzati ad accrescerne la conoscenza fra gli operatori e stakeholders della PA, ma anche a fornire esempi concreti di applicazione del GPP che fossero di orientamento ed esempio per una sua capillare diffusione. La realizzazione di reti regionali, 6 italiane e 3 europee, per attivare scambi di metodi e soluzioni di GPP, obiettivo principale del progetto, risponde proprio all’esigenza di aumentare la consapevolezza di quanto la PA possa incidere nella diffusione di tecnologie ambientali e nello sviluppo di prodotti ambientalmente validi, funzionando da apripista per una sua applicazione ordinaria ed, in ultima analisi, per un radicale cambiamento culturale che tenga maggiormente in considerazione la sostenibilità dei nostri consumi. Molti progressi sono stati registrati negli ultimi tempi, ma come spiega Falocco, c’è ancora molto da fare.

 

In quale clima, legislativo e culturale, è maturato Il progetto GPP infoNet?

Alcune immagini dell’intervista a Silvano FaloccoDa un punto di vista culturale è nato in un clima di sperimentazione di buone pratiche di green procurement. Tra il 2004 e il 2005, a partire dal progetto LIFE GPP Net del 2003, si è formato un gruppo di lavoro all’interno del Coordinamento Nazionale di Agende 21 locali per la diffusione delle best practices del settore. Con LIFE GPP infoNet si è voluto mettere a sistema il trasferimento delle soluzioni virtuose nel campo degli acquisti pubblici verdi identificando anche le regioni italiane in cui replicare. Ciò è simile a quanto attualmente sta accadendo con GPP Best, progetto LIFE della Regione Basilicata che punta a favorire il trasferimento di una buona pratica di GPP – della Regione Sardegna - in altre amministrazioni. Il contesto legislativo è quello della fase post direttiva UE del 2004 sugli appalti (2004/18/CE, ndr) in cui l’inserimento dei criteri ecologici emerge come strumento di sostenibilità, ma ancora non era chiara la modalità di come farlo e se poterlo fare senza ledere il principio della libera concorrenza sancito dall’Unione europea. GPP infoNet ha invece ispirato la normativa italiana, in particolare la disposizione legislativa all’interno della Legge finanziaria 2007, riferita alla necessità di adottare un Piano di azione nazionale sul GPP e in cui si definiscono le 11 categorie di attività economica per le quali stabilire i criteri ambientali minimi (CAM).

 

CAM, il cui inserimento è proprio da quest’anno obbligatorio negli appalti pubblici. Quale è attualmente lo stato dell’arte in Italia?

E’ troppo presto per poter fare una valutazione. Un ostacolo è rappresentato dalla formazione ancora insufficiente dei responsabili di acquisto. Deve ancora partire un processo di accompagnamento e formazione della PA a tutti i livelli. Non sono ancora ben chiari i ruoli che le varie amministrazioni devono avere sia nell’applicazione della norma al loro interno che come strumenti di diffusione e sensibilizzazione del mercato a prescindere dal fatto che l’integrazione dei criteri ambientali negli appalti pubblici sia imposto. Il green procurement non è ancora concepito come una politica, ma come un provvedimento amministrativo. Ma oltre alle ombre, ci sono anche molte luci. Noi abbiamo molto chiaro quanto sia cambiato il modo in cui le amministrazioni guardano a questo strumento e non dipende solo dall’obbligatorietà. In Europa le buone pratiche italiane risultano molto più avanzate di quelle di altri paesi. Abbiamo da insegnare molto, anche nella costruzione legislativa del GPP, che ha avuto in Italia una maturazione veloce, in soli 12 anni.

 

Secondo Lei quale è il ruolo strategico del GPP e quale lo sviluppo futuro?

Il GPP ha un carattere pedagogico molto forte, è un diffusore della sostenibilità perché costringe gli amministratori ad abbandonare i vecchi sistemi di acquisto basati sulla consuetudine e a pensare alle filiere produttive tenendo conto del ciclo di vita dei prodotti, dei loro effetti locali e globali, della necessità o meno di consumare e se è necessario farlo. Tutte domande che hanno a che vedere con il modello di sviluppo che perseguiamo.

 

In parte li ha appena elencati. Può riassumerci i benefici ambientali ed economici del GPP?

Con il green procurement si mettono in relazione aspetti che normalmente non vengono presi in considerazione. Per esempio nel progetto GPP 2020 (che ha coinvolto 19 partener tra stazioni appaltanti ed enti di 8 Stati Ue tra cui l’Italia finanziato dal programma Europa Energia Intelligente (CIP EIE), ndr) si puntava a  promuovere l’adozione degli acquisti a bassa intensità di carbonio in Europa decarbonizzando l’economia attraverso i processi di acquisto. Il green procurement, infatti, può interessare anche singoli aspetti ambientali come la riduzione dei rifiuti e della produzione di CO2 o di sostanze pericolose. Dal punto di vista economico possiamo dire che insegna, ancor prima che la dimensione del “green”, a gestire gli acquisti. Obbliga i funzionari deputati a pensare in maniera diversa inducendo una maggiore razionalizzazione e riconcettualizzazione di ciò che si sta comprando. Con il GPP, insomma, bisogna resettare l’intero processo. Ci sono molte pubblicazioni della Commissione Europea sull’analisi dei costi lungo il ciclo di vita per categoria di prodotto che illustrano quando i costi aumentano o si riducono applicando il GPP. I settori critici sono l’alimentare e l’edilizia, in cui all’inizio i costi aumentano. Dipende, in questi casi, dalla presenza o meno di economie di scala, soprattutto per quanto riguarda la pubblica amministrazione. Nel caso dell’alimentazione è chiaro che, se parliamo di prodotti di nicchia, i costi sono senz’altro più alti. Inoltre, nelle mense viene gettato oltre il 50% dei pasti forniti e ciò dipende anche dall’organizzazione del servizio.

 

A che punto siamo in Italia con l’integrazione degli aspetti sociali nelle gare d’appalto?

Questo è l’aspetto in cui siamo più indietro. Nell’UE la messa a sistema riguarda più gli aspetti “green” che quelli sociali, poco sviluppati, se non nel Nord Europa. Lì gli acquisti sociali si fanno attraverso le clausole contrattuali. Dopo l’aggiudicazione di una gara è necessario controllare come i fornitori svolgono la loro attività, instaurando un dialogo tra loro e la PA. E in Italia siamo poco abituati a farlo.

 

Uno degli obiettivi di LIFE GPP infonet è stato la creazione di 9 reti, 6 italiane e 3 europee, per la diffusione delle pratiche di green procurement. Quanto è importante il networking in questo settore?

In tutti i casi di cambiamento delle procedure “fare rete” è importantissimo e confrontarsi con un pari può aiutare molto. Gli acquisti sostenibili pongono ovunque gli stessi problemi, quindi il networking in questo ambito, risulta un elemento chiave. Bisogna avere ambienti informali per animare i network, dove superare le proprie abitudini territoriali e culturali nonché assumendo un’attitudine internazionale.

Con il riferimento ad ambienti informali, non possiamo non parlare nel Forum Buy Green di cui Falocco è fra gli organizzatori, giunto quest’anno alla decima edizione ed a cui ha partecipato, con un proprio infopoint, anche la Piattaforma delle conoscenze. Il Forum nasce da una specifica azione del progetto LIFE GPP infonet, per uno scambio di buone pratiche tra pubblico-pubblico, pubblico-privato, privato-privato nonché come forma di animazione di network non formali che poi ha continuato la sua strada oltre il progetto. Nel Forum un valore particolare è rivestito dai premi, in questa edizione saliti a 5 per diverse categorie, come riconoscimento del buon lavoro svolto in materia di green procurement. Nel corso degli anni, al Forum Buy Green, sono state premiate oltre 300 amministrazioni per diversi settori. Perché, come dice Falocco, dare riconoscimenti, funziona moltissimo in questo campo.

 

Con la conclusione del progetto, “gli acquisti verdi” sono stati metabolizzati dalle amministrazioni interessate?

In alcuni casi si perdono, ma la maggior parte delle reti continuano ad essere operative e a nutrire interesse per il green procurement.

 

Chi ha raccolto l’eredità di GPP infonet?

Tutte quelle amministrazioni che già applicano il GPP e hanno elaborato specifici Piani di azione. Ma penso anche a realtà regionali come la Sardegna, l’Emilia Romagna con l’iniziativa di ERVET o ancora la Basilicata con il nuovo progetto LIFE GPP BEST. Inoltre tante iniziative locali sparse in tutta Italia.

 

Il monitoraggio degli acquisti e della predisposizione di Piani d’azione è uno strumento che permette di osservare il funzionamento delle politiche di GPP?

Io direi che è un elemento chiave. E per funzionare deve essere considerato una pratica ordinaria, non straordinaria. In una fase iniziale è propedeutico avere un CIG (Codice Identificativo Gara, n.d.r.) che permette di seguire il flusso degli acquisti e costa poco all’amministrazione in termini di interpretazione delle richieste. Le procedure di monitoraggio devono essere semplici e basate su criteri standardizzati.

 

Possiamo disegnare il profilo del “consumatore PA” modello?

Deve essere un consumatore abituato a farsi la domanda giusta sulla storia ecologica e sociale dei beni e servizi che acquista o realizza. Deve cioè avere un occhio critico per capire, ad esempio nel caso di un tavolo, come è stato realizzato, se è di facile manutenzione o se è disassemblabile. Il consumatore PA modello deve anche imparare i costi lungo il ciclo di vita, che normalmente le amministrazioni non fanno, prevedendo ciò che accade ad un bene o ad un servizio acquistato. Non solo, ma deve anche chiedersi se ciò che sta comprando sia davvero necessario, se la funzione di un determinato servizio può essere organizzata in un altro modo, come indicato  dal Piano di azione nazionale GPP laddove si parla di razionalizzazione dei consumi e dematerializzazione.

Un prodotto acquistato da amministratori pubblici dovrebbe essere, quindi, valutato dall’inizio del suo utilizzo fine al momento dello smaltimento, come insegna l’economia circolare. Secondo Falocco sarebbe addirittura il caso di definire gli acquisti verdi “acquisti circolari” tanto la filosofia loro sottesa ricalchi i criteri di questo tipo di modello economico. E aggiunge: “Possono costituirne un driver fondamentale. Il GPP è un’occasione, in tal senso,  formidabile  ed il ruolo che hanno le istituzioni è centrale per attivare le trasformazioni”.
 

Concludiamo con la consueta domanda con cui chiudiamo le nostre interviste: se dovesse descrivere con un solo aggettivo il progetto GPPinfoNet, quale sceglierebbe?

Trasformativo. Nella comunità di chi fa GPP c’è un entusiasmo innovativo e chi viene al nostro Forum se ne accorge. E’ possibile osservare come cambia la qualità dei beni e servizi se richiedi un’elevata qualità ambientale nei bandi. E il mercato ti risponde. La domanda è la leva per creare economie improntate ad una maggiore sostenibilità.
 

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