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Newsletter n.4 - L'intervista

INTERVISTA A GAETANO LEONE, COORDINATORE UNEP/MAP DELLA CONVENZIONE DI BARCELLONA 

Durante i lavori preparatori per la Riunione Ministeriale del G7 Ambiente, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Gaetano Leone, Coordinatore UNEP/MAP della Convenzione di Barcellona, presente a Roma lo scorso aprile in qualità di co-chair e moderatore del workshop sul marine litter (rifiuti solidi in mare). Con riferimento all’area mediterranea, Leone ha fornito alcuni input per la gestione di rifiuti marini ed anche in merito alla replicazione di buone pratiche.

Quali sono gli strumenti ad oggi disponibili per prevenire la diffusione del marine litter e quelli più utili ed efficaci per la sua gestione?

Prevenire la diffusione del marine litter richiede un approccio intersettoriale. Al riguardo il “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Marini nel Mediterraneo” (Regional Plan for the Marine Litter Management in the Mediterranean), sviluppato dall’UNEP/MAP, è uno strumento utile che fornisce i seguenti elementi guida per tutte le azioni di gestione del marine litter:

  • Il principio di prevenzione. Evidenzia che qualsiasi azione ambientale nel campo dell’inquinamento marino debba essere indirizzata, prima di tutto, verso la prevenzione, ciò in quanto la rimozione dei rifiuti esistenti è molto costosa ed impegnativa, soprattutto se paragonata ai costi e agli impegni per le attività di prevenzione.
  • Il principio “Chi inquina, paga”. E’ un concetto di funzione preventiva che impone al responsabile dell’inquinamento di compensare le esternalità negative stimolando, in tal modo, i potenziali inquinatori a compiere maggiori sforzi per evitare azioni inquinanti. Tuttavia, l’attuazione di questo principio viene meno in alcuni casi sia per la difficoltà di individuare il responsabile dell’inquinamento sia per la difficoltà di quantificare il danno ambientale.
  • Il principio di precauzione. Ha un ruolo fondamentale nell’affrontare il problema delle micro-plastiche e definire gli obiettivi delle relative azioni ambientali, pertanto, è necessario riconoscere che le misure di prevenzione ambientale non devono essere rimandate in attesa di certezze scientifiche, nonostante il quadro sulle fonti e le conseguenze del marine litter non sia ancora esaustivo.
  • L’approccio eco-sistemico. Deve assicurare che le pressioni derivanti dalle attività umane siano prese in considerazione nel loro insieme.
  • La partecipazione pubblica. E’ un aspetto importante per creare consapevolezza sui problemi del marine litter.
  • Il principio di integrazione. Prevede di dover considerare l’aspetto ambientale unitamente a quello economico ed è uno degli elementi chiave del “Protocollo di Gestione Integrata delle Zone Costiere del Mediterraneo” (Protocol on Integrated Coastal Zone Management in the Mediterranean).

Bisogna prestare attenzione anche alle strategie di gestione di diversi tipi di marine litter che hanno grande impatto sulle specie marine, quali attrezzature da pesca, plastica morbida e frammenti di microplastiche. I dati sulle quantità di tali rifiuti suggeriscono che, per rendere effettiva la rimozione, è necessario occuparsi prima della prevenzione. Penso che anche per l’Italia l’approccio migliore per una gestione più efficace del marine litter sia la combinazione di tali strumenti e delle relative misure.

Quali buone pratiche relative alla gestione del marine litter e tematiche correlate, sperimentate a livello internazionale e/o regionale, potrebbero essere diffuse e replicate?

Il divieto di utilizzo dei sacchetti di plastica monouso (tema regolamentato in Italia dal D.L. 2/2012, D.L. 91/2014 e L.115/2015 n.d.r.) è una misura valida nel ridurre alla base una parte significativa del marine litter, che nel Mar Mediterraneo risulta essere una delle maggiori componenti. Anche la Responsabilità Estesa del Produttore (REP) rappresenta un altro strumento efficace per la riduzione dei rifiuti e il loro dirottamento dalle discariche verso forme di riciclaggio. Ciò garantisce la loro gestione sicura e supporta la crescita di mercati di materiali riciclati. Pertanto, la definizione di un quadro normativo sui sacchetti di plastica non monouso, nonché la diffusione della REP, migliorerebbe significativamente la gestione del marine litter nel Mediterraneo.

L’uso efficiente delle risorse attraverso la promozione delle 3R (riduci, riusa, ricicla), sostenuto anche dal G7, darebbe un grande contributo alla prevenzione e riduzione del marine litter, in particolare per i rifiuti plastici di origine terrestre. Le iniziative “Pesca-al-Rifiuto” e “Adotta-una-Spiaggia” rientrano tra le best practice attualmente realizzate nell’ambito della gestione del marine litter. “Pesca-al-Rifiuto” permette di ridurre e rimuovere il marine litter dal mare. Tale iniziativa è diventata una delle esperienze di maggior successo, che ha visto il coinvolgimento dell’industria ittica. Ciò non solo permette una rimozione diretta di rifiuti dal mare, ma accresce la conoscenza sul tema all’interno dell’industria nel suo complesso. Molti rifiuti vengono ripescati dal fondo marino con l’aiuto di reti a strascico. Questo riduce la quantità dei detriti che finiscono sulle spiagge ed evita ai pescatori di perdere tempo a sbrogliare le reti. Gli obiettivi e le finalità di questa azione possono ottenere il sostegno degli operatori del settore ittico oltre che delle autorità portuali e locali. Inoltre, può contribuire a cambiare le pratiche e le abitudini nel settore della pesca fornendo un meccanismo per rimuovere i rifiuti dal mare e dal fondo marino e sensibilizzare sul problema gli operatori dell’industria della pesca e di altri settori nonché l’opinione pubblica. I pescatori solitamente non vengono ricompensati per i loro interventi, ma la logistica dello smaltimento è gratuita. Tali interventi devono comunque essere eseguiti con le migliori pratiche e tecnologie ambientali, altrimenti potrebbero produrre un impatto negativo sull’ambiente e sull’ecosistema marino. “Adotta-una-Spiaggia” è un’iniziativa dove una scuola, una comunità locale, un’ONG oppure un gruppo di volontari “adottano” una spiaggia, prendendosene cura e ripulendola regolarmente. In questo senso diventano i custodi di quella spiaggia. Quest’iniziativa contribuisce anche alla citizen science poiché i dati raccolti da "Adotta-una-Spiaggia" completerebbero quelli provenienti dai programmi di monitoraggio nazionali.

A breve e medio termine quali contributi può dare la ricerca al tema del marine litter?

L’applicazione di sistemi di gestione e il miglioramento delle conoscenze sul marine litter sono entrambi processi a lungo termine. La ricerca e il monitoraggio sono diventati indispensabili per il bacino del Mediterraneo; l’informazione – quando e dove disponibile – è spesso frammentata e geograficamente limitata all’area nord del bacino. La ricerca sul marine litter deve ancora essere migliorata soprattutto per quel che riguarda la capacità di fornire dati comparabili, ciò potrebbe essere realizzato con la standardizzazione degli approcci.

I temi della ricerca e la cooperazione scientifica sono elementi importanti, trattati anche all’art. 13 del “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Marini nel Mediterraneo”. Inoltre, il “Rapporto di Valutazione sui Rifiuti Marini nel Mediterraneo” (Marine Litter Assessment in the Mediterranean, UNEP/MAP, 2015) individua al Cap. 6. i gap di conoscenza nella ricerca e le relative esigenze e fornisce una lista dettagliata di proposte per definire le priorità a livello regionale.

Numerosi sono i temi chiave su cui è necessario concentrarsi per avere una base scientifica e tecnica volta ad indirizzare in maniera adeguata il monitoraggio, il sistema di gestione, nonché le misure di riduzione di tali inquinanti. Di seguito vengono riportate una lista di azioni e attività di ricerca che devono essere intraprese al fine di migliorare le conoscenze di base e supportare sia il monitoraggio che la gestione nel breve periodo:

  • Sviluppare un modello a scala di bacino, considerando le fonti dell’inquinamento (fiumi, città, percorsi marittimi, turismo, pesca, ecc) e le modalità di diffusione degli inquinanti al fine di seguire l’andamento del marine litter;
  • Mappare a scala di bacino gli hot spot (aree di accumulo, aree a rischio) del marine litter, quali spiagge, flottanti, fondi marini e l’impatto dei rifiuti;
  • Definire una piattaforma GIS per supportare l’integrazione e l’analisi di tutti i dati di monitoraggio;
  • Sviluppare un “Obiettivo di Qualità Ecologica” (Ecological Quality Objective – ECOQ) utilizzando come indicatore le specie che ingeriscono i rifiuti marini (ad esempio Testuggine marina) e supportare l’implementazione del monitoraggio di questo indicatore;
  • Valutare la distribuzione e il cambiamento delle microplastiche dalle spiagge ai fondali marini superficiali e profondi e quantificare l’ingestione delle microplastiche nelle specie “target”;
  • Sistematizzare il monitoraggio attraverso approcci di monitoraggio condivisi e comparabili: standard/ baseline, intercalibrazione, sistemi di gestione e analisi dati/ garanzia di qualità. Occorre prevedere la definizione di baseline e target specifici per le più importanti categorie di marine litter (mozziconi di sigarette, sacchetti di plastica, cotton fioc, ecc..) che potranno diventare i target dei piani e misure di riduzione attuabili individualmente dai Paesi del Mediterraneo;
  • Integrare e far cooperare i vari settori della pubblica amministrazione (pesca, turismo, ambiente, industria, attività portuali, ecc…);
  • Armonizzare iniziative di pulizia per favorire una procedura comune e scientificamente fondata, che permetta la raccolta di rilevanti informazioni scientifiche.

In che modo secondo Lei e con quali mezzi di comunicazione si può far leva sulle comunità e sui cittadini per una maggiore consapevolezza nella gestione responsabile delle risorse e la promozione delle 3R (reduce, reuse, recycle) in un’ottica anche della gestione del Marine Litter?

Il problema del marine litter è più una questione sociale che ambientale. È il risultato delle nostre abitudini di consumo imprudente e dei comportamenti relativi alla gestione dei rifiuti che impattano negativamente sull’ambiente marino. In tal senso, l’impegno dei cittadini e delle comunità è essenziale nel minimizzare l’introduzione di rifiuti nell’ambiente marino. Educazione e sensibilizzazione sono fondamentali per poter raggiungere gli obiettivi di gestione del marine litter nell’area del Mediterraneo. La consapevolezza da parte dei consumatori è altrettanto cruciale per migliorare lo smaltimento dei rifiuti (non dispersione e pratica della raccolta differenziata), nonché l’informazione per orientarli verso acquisti più sostenibili.  

Lo scorso febbraio l’UNEP ha lanciato una campagna globale sul marine litter, intitolata “CleanSeas; turn the tide on plastic” (Mari puliti: cambia rotta alla plastica!). La campagna mira a coinvolgere attivamente i governi, le imprese private e i cittadini. Per i cittadini si tratta di semplici azioni quotidiane per ridurre le loro “impronte plastiche”; per i governi può significare un impegno nel proibire l’uso di microsfere nei prodotti cosmetici, come hanno fatto gli Stati Uniti, oppure proibire l’uso di piatti e posate di plastica o qualsiasi altra azione volontaria, normativa, commerciale per ridurre l’uso di plastiche monouso. Molti Paesi si sono impegnati a partecipare al lancio della campagna ed alcuni di loro stanno già pianificando di comunicare le loro azioni/ impegni/ promesse da portare avanti. Un altro modo per coinvolgere attivamente la comunità e i cittadini nella lotta ai rifiuti marini nella propria regione, attraverso una migliore conoscenza del tema, sono i corsi online organizzati dall’UNEP nell’ambito della campagna CleanSeas.

Il secondo corso sul marine litter, iniziato il 22 maggio, gratuito ed aperto a tutti, vuole stimolare i partecipanti a mettere in campo iniziative ed assumere la leadership nell’ambito della gestione di rifiuti marini attraverso l’apprendimento orientato all’azione indipendentemente dalla loro professione e posizione. Il corso fornisce esempi e studi di casi che ispireranno la leadership a tutti i livelli, aumentando così la consapevolezza e stimolando soluzioni creative per il problema dei rifiuti marini.

Inoltre, l’UNEP/MAP dà il suo supporto anche ad una serie di iniziative locali e nazionali come la campagna MedSOS Cleanup "Don’t let plastics become part of the sea (Non lasciare che la plastica diventi parte del mare).

Infine, l'attuazione del “Piano d'Azione Regionale sul Consumo e la Produzione Sostenibili nel Mediterraneo” (Regional Action Plan on Sustainable Consumption and Production in the Mediterranean) è considerata strumentale per sostenere e promuovere le migliori tecniche disponibili e le migliori pratiche ambientali, nonché per educare e sensibilizzare i consumatori e gli stakeholder. 

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