Salta al contenuto principale

Newsletter n.6 - Intervista

Nell’ambito della collaborazione istituzionale tra il Ministero dell’Ambiente e quello delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), finalizzata alla realizzazione dei “progetti” a valere sul  Programma Rete Rurale Nazionale (RRN), che affrontano tematiche climatico-ambientali di interesse per il settore dello sviluppo rurale, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Alessandro Monteleone del CREA, ente attuatore per il Mipaaf del Programma RRN. Ci siamo confrontati con lui sulle diverse questioni che attengono il complesso rapporto tra agricoltura, ambiente e clima anche nell’ottica della programmazione comunitaria post-2020.

1. L’aumento delle temperature e dei fenomeni climatici estremi stanno mettendo a dura prova il settore agricolo, al contempo le scelte e gli orientamenti produttivi agricoli hanno un fortissimo impatto sull’ecologia del Pianeta. Lo scorso novembre la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione sul futuro della PAC post 2020 e dal 1 gennaio è in vigore la riforma di metà percorso della PAC  2014-2020 (ex Regolamento Omnibus). Quali sono le principali novità per la protezione dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici nell’ambito dello sviluppo rurale?

La PAC può essere oggi considerata a pieno titolo come una politica che promuove lo sviluppo sostenibile dei territori europei e che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici fissati nel Quadro europeo 2030. Gli strumenti del primo e secondo pilastro delle PAC non sono solo finalizzati a perseguire obiettivi di natura settoriale ma integrano i principi di protezione dell’ambiente e di lotta ai cambiamenti climatici. La PAC, infatti, prevede al suo interno sia misure per incentivare comportamenti e pratiche aziendali che possano ridurre l’impatto del settore sulle componenti ambientali (cross compliance, greening, pagamenti agro e silvo climatico-ambientali, agricoltura biologica, ecc.), sia interventi di natura maggiormente territoriale in un’ottica di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale che caratterizza le aree rurali europee. La recente comunicazione sul futuro della PAC post 2020 conferma questo ruolo e, dal punto di vista teorico, dichiara la necessità di una “ambizione maggiore”, immaginando che la futura “architettura verde” della PAC sia capace di integrare meglio i propri strumenti, di adattarli ai diversi contesti nazionali e regionali e sia maggiormente orientata a risultati verificabili effettivamente conseguibili. La riforma di metà percorso non introduce particolari novità sul fronte ambientale, introduce però degli accorgimenti importanti per rendere operativa la misura sulla consulenza aziendale, che può rivestire un ruolo fondamentale nel trasferimento agli agricoltori di pratiche produttive sostenibili e rispettose dell’ambiente.

2. Quali buone pratiche finanziate con fondi europei (FEASR, LIFE, Horizon 2020, Programmi di Cooperazione Territoriale Europea, ecc.) dovrebbero essere diffuse e replicate per migliorare il rapporto tra agricoltura, ambiente e clima nel nostro Paese?

Le pratiche e i progetti finanziati in ambito europeo finalizzate a migliorare il rapporto tra agricoltura e ambiente sono numerose e difficilmente circoscrivibili in poche righe. Provo a evidenziare alcune esperienze che possono essere rappresentative dell’attenzione che il sistema europeo e nazionale ha verso il tema:

  • per quanto riguarda il FEASR, la prima constatazione da fare è relativa al budget riservato a misure con obiettivi ambientali pari a oltre 8,5 milioni di euro, circa il 41% del budget complessivo. In prospettiva le esperienze più interessanti sono rappresentate dagli accordi agroambientali d’area (nelle Marche le esperienze più interessanti), che vedono l’impegno congiunto di più agricoltori e la partecipazione all’accordo anche di alcune istituzioni locali.
  • Il LIFE è a mio avviso un incubatore prezioso di progetti pilota dove si sperimentano pratiche innovative volte a migliorare il rapporto tra agricoltura e ambiente, sono numerosissimi i progetti che affrontano temi quali la gestione sostenibile del suolo e delle risorse idriche, la biodiversità naturale e il paesaggio, il rapporto con la fauna selvatica, la gestione sostenibile delle foreste, i servizi ecosistemici. Prezioso e caratterizzante i progetti LIFE è il taglio operativo che i progetti hanno, che ne potrebbe favorire il trasferimentoin altri contesti.
  • Analogamente al LIFE anche Horizon 2020 può essere un incubatore prezioso, anche se, trattandosi di progetti di ricerca, l’investimento nel trasferimento dei risultati deve essere più importante. Non dispongo di un quadro completo dei progetti finanziati in questo contesto, ma cito tre progetti che hanno avuto il CREA come partner e che hanno affrontato temi di grande interesse. Il progetto “Envieval”, che ha affrontato il tema della valutazione degli impatti delle pratiche agroambientali e le possibili metodologie per dei pagamenti basati sui risultati. Il progetto “Fatima”, che ha sviluppato metodologie per il monitoraggio e lo sviluppo di un sistema di gestione delle risorse agricole per ottenere una resa colturale ottimale e di qualità, in ambiente sostenibile. Il progetto “Pegasus”, che affronta le sinergie tra benefici economici, sociali e ambientali forniti dall'agricoltura e dalle foreste, con il fine di sviluppare metodi pratici e innovativi per migliorare la fornitura di servizi ecosistemici nei territori rurali.

3. Quali iniziative sono previste nell’ambito del Programma della Rete Rurale Nazionale per valorizzare il patrimonio delle buone pratiche per l’ambiente e il clima presenti a livello nazionale, anche al fine di creare processi virtuosi nell’uso dei finanziamenti europei?

La Rete Rurale Nazionale è un programma finanziato nell’ambito della politica di sviluppo rurale della Ue e, come tale, promuove numerose iniziative finalizzate ad aumentare l’informazione e la conoscenza sui temi ambientali e la condivisione di buone pratiche replicabili a livello istituzionale, territoriale o aziendale. Concentrandomi su questi tre livelli, tra le tante iniziative in corso, vi evidenzio:

  • per il livello “istituzionale”, la ricognizione condotta in collaborazione con il MATTM sui progetti LIFE di maggiore interesse per l’agricoltura e le aree rurali e finalizzata a trasferirne i risultati in particolare alle Autorità di gestione dei PSR;
  • per il livello “territoriale”, l’attività realizzata in collaborazione con ISPRA finalizzata a incentivare nelle aree umide RAMSAR la messa a sistema delle informazioni sulle caratteristiche dei territori e la promozione/animazione di iniziative che utilizzino il patrimonio naturalistico come leva di sviluppo locale;
  • per il livello “aziendale”, il progetto Eccellenze rurale finalizzato a censire, divulgare e trasferire le pratiche, le caratteristiche degli investimenti, l’organizzazione di aziende che possono essere considerate esperienze e buoni esempi da implementare e utilizzare per analisi ed esemplificazioni anche alla luce delle nuove sfide e delle tematiche di attualità del mondo rurale. La ricognizione è stata già avviata per individuare 10 esperienze di aziende, operanti in aree Natura 2000 o aree protette, che siano state capaci di coniugare gli aspetti produttivi con quelle dell’ambiente naturale in cui operano.

4. Come si può migliorare l’integrazione tra le politiche dello sviluppo rurale e le politiche ambientali e  climatiche con riferimento, in particolare, alla necessaria complementarietà tra strumenti finanziari comunitari?

L’integrazione e la complementarietà tra le politiche, dal mio punto di vista, vanno ricercate e migliorate in primo luogo nei luoghi istituzionali a livello comunitario e nazionale. Le prassi e le complessità operative si limitano spesso a demarcare gli interventi finanziabili, a caratterizzare i beneficiari e i territori ammissibili, ponendosi in alcuni casi su fronti contrapposti. Faticano, invece, nell’individuazione degli ambiti di azione comune.

La Rete Rurale Nazionale può essere sicuramente uno strumento che può facilitare il dialogo tra le amministrazioni con competenze diverse sulle politiche. L’esperienza di questi anni dimostra che il lavoro comune favorisce l’integrazione degli strumenti e l’individuazione di azioni più efficaci per il raggiungimento degli obiettivi. Ne possono essere esempio le proficue collaborazioni avviate nell’ambito dell’attuazione del Piano di Azione Nazionale (PAN), della Strategia nazionale sulle aree interne, la Strategia nazionale banda larga, N2000.

5. Nel breve e medio termine, quali contributi possono dare in Italia le azioni di innovazione e ricerca sui temi della sicurezza alimentare, bioeconomia ed agricoltura sostenibile e su altre tematiche quali l’azione del clima, uso efficiente delle risorse naturali, energia sicura, pulita ed efficiente, anche in considerazione delle previsioni del Piano Strategico per l’Innovazione e la Ricerca nel settore agricolo alimentare e forestale (2014-2020)?

Credo che nel breve e medio periodo il contributo più interessante possa venire dai progetti finanziati dai PSR nell’ambito della misura 16, finalizzata a favorire il trasferimento delle innovazioni e dei risultati delle ricerche attraverso la costituzione di Gruppi operativi, a cui possono concorrere imprese, ricercatori, tecnici e gli altri soggetti eventualmente pertinenti. Questa misura dà attuazione a livello nazionale al Partenariato Europeo per l'Innovazione "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura" (PEI_AGRI), il cui obiettivo è di costruire "ponti tra la ricerca e le tecnologie di punta, da un lato, e gli agricoltori, i gestori forestali, le comunità rurali, le imprese, le ONG e i servizi di consulenza, dall'altro" in ambiti quali la competitività, la sostenibilità, la biodiversità, la sicurezza alimentare, ecc..