Newsletter n.7 - Intervista
Nei giorni scorsi in occasione della “Giornata europea Natura 2000" e della “Giornata mondiale della biodiversità”, celebrate rispettivamente il 21 e il 22 maggio, si è discusso molto sulla necessità di mettere in campo azioni concrete per la conservazione e la tutela delle specie e degli ecosistemi naturali, unitamente alle risorse e ai servizi che essi forniscono all’uomo, come ad esempio: acqua, cibo, legname, regolazione del clima, depurazione dell'acqua, servizi ricreativi. In questa cornice ci siamo confrontati con Annette Mertens, Project manager del progetto LIFE Strade, che ci ha raccontato la sua esperienza e fornito alcuni spunti sulle buone pratiche ambientali e gli strumenti di finanziamento da poter utilizzare per arrestare la perdita di biodiversità in Italia, uno dei Paesi europei con il più grande patrimonio di specie animali e vegetali.
1.Quali sono le azioni della buona pratica Life Strade, presente nella sezione “Natura e Biodiversità” della Piattaforma delle Conoscenze, che si possono trasferire più facilmente in altri contesti territoriali?

Il progetto LIFE STRADE ha sviluppato un dispositivo innovativo per la prevenzione degli incidenti stradali con la fauna selvatica.
Il dispositivo funziona nella seguente maniera: una serie di sensori a infrarossi e/o una telecamera termica (1) registrano la presenza di un animale vicino alla strada e trasmettono l’informazione a una centralina elettronica (2). Questa provoca l’attivazione di un segnale di allerta (3), con luce intermittente, per i guidatori, invitandoli a ridurre la velocità fino a un livello ottimale. Un sensore radar doppler (4) registra se l’automobile rallenta fino a una velocità desiderata. Se l’automobile rallenta, il sistema a questo punto si ferma. In caso opposto il radar trasmette un segnale alla centralina (2), che provoca l’attivazione di un sistema di dissuasione acustica (5) per l’animale, mettendolo in fuga.
Durante il progetto sono stati installati 17 sistemi di prevenzione nelle Province di Terni (4), Perugia (4), Grosseto (3), Siena (3) e Pesaro Urbino (3). I risultati sull’efficacia dei dispositivi sono molto incoraggianti, infatti la riduzione media degli incidenti con la fauna selvatica nei tratti stradali oggetto d’intervento è stata del 58,6%. Un altro aspetto importante del progetto è stato lo sviluppo condiviso tra le tre Regioni coinvolte (Umbria, Toscana e Marche) di un protocollo di monitoraggio, prevenzione e gestione degli incidenti stradali con la fauna selvatica. Questo è stato un risultato importante poiché ha portato attorno allo stesso tavolo le tre regioni e alla fine è stato elaborato un documento condiviso, che fornisce indicazioni più chiare sulle procedure di monitoraggio e gestione da seguire per affrontare l’impatto del traffico veicolare sulla fauna selvatica.
Tale documento inoltre costituisce un esempio che può essere ripreso dalle altre regioni italiane.
2. Il sistema di prevenzione degli incidenti con la fauna selvatica - sviluppato dal progetto Life Strade - è già stato utilizzato in contesti territoriali diversi da quello umbro. Può raccontarci cosa ne ha favorito il trasferimento in altri contesti territoriali?
Il sistema di prevenzione è stato installato nelle seguenti località al di fuori dell’area del progetto:
- 4 Impianti nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi;
- 6 impianti in Provincia di Varese;
- 3 impianti in Provincia di Como;
- 2 impianti in Provincia di Siena su tratti stradali non interessati dal progetto Life.
Inoltre, sono stati avviati contatti per il trasferimento di questa buona pratica anche in altri Paesi europei come la Spagna, la Grecia e la Romania.
Tale diffusione si è avuta grazie alle attività di disseminazione sviluppate durante il progetto. Infatti, durante gli ultimi due anni sono stati svolti 11 workshop divulgativi in diverse Regioni Italiane (dalla Val d’Aosta alla Sicilia) nei quali sono state spiegate in dettaglio le attività del progetto tra cui il funzionamento del sistema di prevenzione. Il funzionamento del sistema di prevenzione è stato inoltre divulgato anche attraverso specifiche campagne d’informazione sui mass media, la produzione di un documentario e di uno spot per la radio e la televisione, la partecipazione a convegni e l’allestimento di uno stand al Motor Show di Bologna del 2018. Queste attività hanno permesso di entrare in contatto con altre persone istituzioni e organizzazioni interessate alla gestione del fenomeno degli incidenti stradali con la fauna selvatica, favorendo la replicazione di quanto prodotto nell’ambito del progetto LIFE STRADE.
3. Quanto ritiene importante la possibilità di replicare progetti che già sono stati sperimentati con successo in Italia per supportare gli attori impegnati nella tutela e conservazione della biodiversità nel nostro Paese, come ad esempio le amministrazioni regionali?
In Italia il programma LIFE è una delle principali fonti di finanziamento per le iniziative di conservazione della natura e dell’ambiente, pertanto è uno strumento di fondamentale importanza sia per gli enti privati che per quelli pubblici. Anche le amministrazioni regionali grazie al programma LIFE riescono a attuare tante attività importanti che altrimenti non si potrebbero svolgere. In tal senso anche gli effetti di replicazione delle attività sono estremamente importanti, poiché permettono di capitalizzare le esperienze fatte da altri attori e quindi di accelerare il processo di sviluppo delle buone pratiche. In particolare, questo permette di svolgere degli interventi di cui si può prevedere l’effetto importante sulla conservazione senza prima dover impiegare tempo e risorse per la sperimentazione. Inoltre, le attività di disseminazione e replicazione sono importanti per fornire nuove idee progettuali alle persone che si occupano di conservazione, aumentando così il ventaglio di tipologie di interventi che possono essere realizzati.
4. Secondo lei come si può valorizzare l'enorme patrimonio delle buone pratiche ambientali esistenti a livello nazionale?
La Piattaforma delle Conoscenze è un eccellente strumento per la diffusione e disseminazione delle buone pratiche sviluppate nei progetti. Un metodo per diffondere ulteriormente questo strumento potrebbe essere l’organizzazione di una serie di eventi ad hoc in tutte le regioni italiane. Tali eventi si potrebbero utilizzare per la disseminazione non solo della Piattaforma delle Conoscenze ma anche di progetti e buone pratiche particolarmente interessanti. Un altro metodo potrebbe essere di chiedere ai beneficiari dei progetti LIFE italiani di includere nelle loro attività di comunicazione e di networking la divulgazione della Piattaforma.
5.Quali sono, secondo la sua esperienza, gli strumenti di finanziamento - oltre il Programma Life - che possono essere utilizzati per conseguire gli obiettivi europei di tutela e conservazione della biodiversità?
Il programma Horizon 2020 fornisce, tra le altre cose, anche fondi per progetti che mirano alla conservazione della biodiversità. Tuttavia, trattandosi di un programma di sviluppo della ricerca e della tecnologia sono scarsamente finanziabili le buone pratiche. Il programma finanzia principalmente progetti con dei partenariati molto ampi e budget ambiziosi che pertanto sono più difficili da progettare e da sviluppare. Il fatto che si finanziano principalmente attività di ricerca si rivolge principalmente agli enti di ricerca, e alle università ecc. Inoltre, il programma Horizon 2020 emana bandi su specifiche tematiche che lasciano quindi poco margine di flessibilità. I fondi di sviluppo rurale anche includono alcune attività di conservazione, tuttavia questi fondi sono molto difficili da ottenere poiché il programma, a differenza del LIFE, non risulta sempre facilmente accessibile.