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Newsletter n.8 - Intervista

Logo TTGGIntervista al Prof. Mario Motta del Politecnico di Milano– Coordinatore del progetto LIFE TTGG – The Tough Get Going “I duri cominciano a giocare”, intendendo con “duri” i formaggi oggetto del progetto” (LIFE 16 ENV/IT/000225)

 

1. Il progetto LIFE TTGG ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei processi produttivi dei formaggi in Europa, ridurre l’impatto ambientale e ottenere così una produzione e un consumo più sostenibili. Come è nata l’idea di questo progetto e quali sono le azioni più innovative?

Come Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, grazie a progetti nazionali e regionali, negli anni passati abbiamo applicato l’approccio di ciclo di vita e le diagnosi energetiche a molte piccole e medie imprese del settore lattiero caseario constatando ampi margini di miglioramento nella gestione dell’energia, con considerevoli possibilità di risparmio economico per le imprese. Allo stesso modo l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in ambito zootecnico, sta portando avanti da anni una campagna di sensibilizzazione sui temi dell’efficienza produttiva nella filiera delle vacche da latte affiancate ad analisi di Life Cycle Assessment del comparto. Purtroppo però l’utilizzo combinato di questi approcci ha, in modo particolare per le PMI, un costo elevato. L’implementazione di tali misure veniva spesso attuata solo attraverso finanziamenti regionali o nazionali. Da qui l’idea di elaborare uno strumento di supporto alle decisioni ambientali (SSDA) coinvolgendo i consorzi di tutela con l’intento di renderlo accessibile (economicamente e tecnicamente) ai singoli caseifici e a tutte le aziende zootecniche della filiera. L’obiettivo è quello di promuovere, attraverso l’SSDA, l’implementazione di strategie di efficienza nell’utilizzo di risorse, e quindi portare ad un risparmio economico per le aziende e a un ridotto impatto ambientale.

2. Il Rapporto speciale dell’IPCC ha sottolineato l’urgenza di cambiamenti rapidi e lungimiranti in tutti gli aspetti della società per limitare il riscaldamento globale. Quale contributo può dare il progetto LIFE TTGG alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nel settore lattiero-caseario?

Il progetto LIFE TTGG abbraccia l’intera filiera di produzione dei formaggi, punta ad individuare delle soluzioni specifiche per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra in tre fasi chiave: la fase di produzione del latte crudo, la fase di trasformazione del latte in formaggio e la produzione e progettazione del packaging. In più il dipartimento di Design del Politecnico di Milano sta mettendo a punto delle soluzioni per ridurre gli sprechi alimentari nella filiera di produzione e a casa del consumatore finale. Un contributo significativo nella fase di trasformazione del latte lo sta dando ENERSEM, spin-off del Politecnico di Milano e partner del progetto, che sta effettuando delle diagnosi energetiche presso i caseifici coinvolti. Con queste diagnosi vengono analizzati nel dettaglio tutti i flussi di materia e i consumi di energia (elettrica e calore) nelle fasi produttive del formaggio, con l’obiettivo di individuare soluzioni per la riduzione dei consumi energetici. Le soluzioni proposte sono spesso legate ad inefficienze del processo produttivo (es. possibili recuperi di calore) e ottimizzazione nella gestione dei macchinari già presenti in azienda, garantendo un minor consumo di risorse energetiche e quindi minori emissioni. Inoltre, queste soluzioni innovative saranno trasferibili attraverso lo strumento di supporto alle decisioni ambientali (SSDA) a tutte le aziende dei consorzi coinvolti nel progetto ed in futuro speriamo anche ad altri consorzi DOP Europei. 

3. Quali sono, secondo la sua esperienza, gli strumenti di finanziamento - oltre il Programma LIFE - che potrebbero sostenere iniziative aziendali di efficienza energetica ed economia circolare?

Oltre ai progetti LIFE e Horizon, un ruolo fondamentale, soprattutto nel settore agricolo e agroalimentare è dato dai progetti regionali del Programma di Sviluppo Rurale (PSR), finanziati con il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Inoltre, un ruolo sempre più importante è legato ai finanziamenti privati, le imprese soprattutto grazie alla spinta dei consumatori finali stanno accrescendo la loro sensibilità in tema di sostenibilità ambientale ed investono risorse per un riposizionamento strategico e per ridurre i costi operativi in azienda.

4. Condividere esempi di buone pratiche significa creare nuove opportunità utilizzando metodi, tecniche e modelli già sperimentati con successo, secondo lei in che modo si potrebbe valorizzare il patrimonio di buone pratiche ambientali e climatiche esistenti in Italia?

Le istituzioni di ricerca come il Politecnico di Milano grazie alla collaborazione con le imprese hanno l’opportunità di recuperare, sviluppare e sperimentare “buone pratiche”. Con i risultati della ricerca applicata, in università formiamo i tecnici di domani. La condivisione di buone pratiche è un “fil rouge” di innovazione che dall’esigenza delle imprese passa alla ricerca, dalla ricerca passa agli studenti e dagli studenti torna alle imprese.

5. L’economia circolare ha bisogno non solo di una diversa progettazione, di nuove tecnologie e nuovi processi produttivi, ma anche di una rivoluzione culturale che deve coinvolgere cittadini, amministratori, imprese, stakeholder, ecc. Secondo la sua esperienza, come è possibile innescare un processo virtuoso di sensibilizzazione sui rischi ambientali e climatici che porti nella direzione di un vero e proprio cambiamento culturale?

Il cambiamento è già in atto! Nonostante i formaggi italiani e francesi, sia per la materia prima, il latte, che per la qualità e bontà del prodotto finito godano a livello internazionale di una indiscussa reputazione, il consumatore finale è sempre più attento alla sostenibilità ambientale. I partner del progetto: Consorzio di Tutela del Grana Padano, oriGIn, CNIEL, e la Fondazione Qualivita, coinvolti in primo piano nella tutela delle indicazioni geografiche (tra cui le DOP), ci hanno confermato che ricevono giornalmente, sui loro profili social, richieste di informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti, sul corretto smaltimento del packaging, sull’origine delle materie prime, sul benessere animale etc.

I consumatori sono alla ricerca di informazioni semplici su temi estremamente complessi. Le istituzioni hanno la responsabilità di guidarli in modo corretto. Per temi così articolati non esistono rivoluzioni ad effetto immediato, l’unico modo per innescare un processo virtuoso è investire nella ricerca ed elaborare strumenti comuni e condivisi a livello nazionale o comunitario che permettano alle aziende di valutare il loro miglioramento, comunicandolo in modo trasparente al consumatore finale.

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