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4 STRATEGIE PER TRASFORMARE IL SISTEMA ENERGETICO E CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI

immagine JRC Science For Policy Report16 aprile 2020Limitare l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C potrebbe essere possibile trasformando contemporaneamente vari elementi del sistema energetico: questo è quanto emerge dal Rapporto del Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea “Global Energy and Climate Outlook 2019: Electrification for the low-carbon transition” - GECO, nato dalla collaborazione tra il JRC, il National Center for Climate Change Strategy and International Cooperation (NCSC) cinese e la Energy Foundacion China (EFC).

Gli autori evidenziano che le temperature medie globali hanno già subito un aumento di 1°C rispetto ai livelli pre-industriali (fonte: WMO) e che i trend delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici non sono attualmente in linea con il raggiungimento dell’obiettivo di contenimento entro i 2°C. D’altra parte, il Report mostra come il raggiungimento di tale obiettivo sia possibile, sia dal punto di vista tecnologico che economico.

In particolare, si suggerisce che una solida transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio dovrebbe basarsi su 4 principali dinamiche tecnologiche, da svilupparsi di pari passo:

- la decarbonizzazione  dei sistemi di produzione di energia: produrre energia utilizzando fonti e tecnologie “low-carbon” (come le energie rinnovabili ) riducendo l’utilizzo di combustibili fossili, si tradurrebbe nell’abbassamento dell’intensità di carbonio dell’elettricità, ossia delle emissioni di gas serra di origine energetica da combustione per unità di energia primaria consumata, rendendola un vettore energetico a basse emissioni;

- l’elettrificazione del sistema energetico: ossia passare all’utilizzo dell’elettricità (o dei combustibili sintetici da essa derivati come l’idrogeno e gli e-fuels) per gli usi finali ancora strettamente legati al consumo di fonti fossili (ad esempio gli usi di tipo termico e per i trasporti);

- l’aumento dell’efficienza energetica negli usi finali, favorito dall’aumento dell’elettrificazione. L’utilizzo di tecnologie elettriche, come le pompe di calore negli edifici ed i veicoli elettrici, permette infatti un miglioramento dell’efficienza energetica negli usi finali, in comparazione con l’utilizzo di tecnologie basate sul consumo di combustibili fossili;

- lo sviluppo di nuove opzioni per meglio gestire le maggiori quote di energia elettrica rinnovabile intermittente, come la gestione del carico elettrico e l’accumulo di energia. L’elettrificazione del sistema energetico determinerebbe infatti un aumento di richiesta di energia elettrica, ma, d’altra parte, l’aumento dell’efficienza, la flessibilità temporale in alcuni usi (come la produzione di idrogeno o altri e-fuels) ed i sistemi di accumulo di energia elettrica (stazionari o nei veicoli) potrebbero compensare il picco di domanda.

Partendo da analisi relative alle attuali politiche climatiche, gli autori del Report evidenziano che i tassi di elettrificazione sono aumentati in tutti i settori “energivori” e continueranno ad aumentare anche in assenza di nuove politiche più ambiziose. D’altra parte si rileva come un ulteriore aumento dell’elettrificazione degli usi finali di energia, unito alla decarbonizzazione del sistema energetico, sia un elemento cruciale ai fini del raggiungimento dell’obiettivo climatico dei 2°C oltre che un passo importante lungo la strada verso la neutralità climatica.

La decarbonizzazione del settore energetico è considerata non solo tecnicamente fattibile, ma anche economicamente conveniente: le tecnologie chiave per la generazione di energia a basse emissioni di carbonio sono infatti già pienamente commercializzabili e altamente competitive in molte Regioni.  Inoltre, in aggiunta agli effetti positivi rispetto ai cambiamenti climatici, la decarbonizzazione del sistema energetico contribuirebbe al miglioramento della qualità dell’aria, con effetti positivi sulla salute umana.

Lo studio del JRC ha preso in considerazione anche i costi globali del raggiungimento del target dei 2°C: le stime effettuate indicano una riduzione tra lo 0,2% e l’1% del PIL globale al 2050, che si tradurrebbe (considerando il limite superiore dell’intervallo) in una riduzione dello 0,03% annuo tra il 2020 ed il 2050. Un costo relativamente basso, soprattutto considerando che non sono conteggiati i costi della non-azione rispetto ai cambiamenti climatici.